Non c'è tanta gente, ma ce ne è abbastanza per riempire il piccolo club. Sono tutti punk, veri punk radicali, con le creste da moicani e gli indumenti di pelle. Tutti pogano, nessuno escluso.
Sul palco quattro ragazzini, non avranno più di vent'anni. Il cantante è magrissimo, i capelli rossicci ritti, pieno di bondage, si muove come se fosse in preda ad una crisi epilettica, movimenti innaturali, urla a più non posso, ride, e scopre i denti, marci. Accanto a lui c'è il chitarrista, un ragazzo con i capelli alla Elvis Presley, però vestito in pelle, che esegue dei chiassosi riff con un ghigno beffardo stampato in faccia. Al basso c'è forse il membro più carismatico del gruppo, non suona, con le mani fa di tutto tranne che suonare. Dietro l'imponente batteria c'è un ragazzino biondo, in canottiera, suona forte, ma completamente fuori tempo.
Ecco come potrebbe sembrare un concerto dei Sex Pistols, storica punk rock band inglese, negli anni settanta, l'età d'oro del punk.
Ma nel 2008 le cose sono ben diverse: Johnny Rotten, anzi John Lydon non è più magro, suona in pigiama, la sua voce è più profonda, ma sempre arrabbiata e provocatoria e in fondo sa ancora dare la carica di una volta. Il fisico è notevolmente cambiato anche per Steve Jones, che data la stazza non si può più vestire in pelle. Al posto di Sid Vicious c'è un ben più preciso ed esperto Glen Matlock, che con la sua polo bianca inamidata esegue perfettamente la linea di basso. E finalmente Paul Cook, che non si separa mai dalla sua storica canotta verde, ha imparato a suonare la batteria.
La musica però è sempre la stessa, suonano solo i brani di Nevermind the bollocks, il loro primo ed unico album.
Ma non è solo questo il segno dei ben trentuno anni di attività dei Sex Pistols.
Si dice che " chi da giovane è incendiario, da grande è pompiere", e per i Sex Pistols è proprio così. Se nel '77, erano i protagonisti, se non addirittura i creatori, di manifestazioni anarchiche, in un modo del tutto volontario ( anche se c'era sempre lo zampino di Mc Laren), ora salgono sul palco svogliatamente, solo per molti, molti soldi.
Eppure i Sex Pistols sanno essere ancora attuali, o almeno il messaggio delle loro canzoni lo è. Stimolano ribellione, voglia di cambiare, ai giovani piace il chaos, e il continuo dare fastidio.
Ma purtroppo ai loro concerti di oggi, ci sono pochi punk, poca gente che poga inferocita, poche persone che strillano i testi delle loro canzoni.
E dal pubblico delle loro esibizioni di quest'anno, prima all' Heineken e dopo al Traffic Festival, si sono più sentiti commenti maligni, come che Steve Jones sembrava un macellaio, e che la sua chitarra, indosso a lui sembrava un mandolino e di quanto era ingrassato Johnny Rotten, che lodi verso la band, che avendo anche solo un album alle spalle è riuscita a fare un concerto di un'ora e mezza.
Ormai l'era dei Sex Pistols è finita, il punk è morto, è morto nel 1979, il giorno che con "No fun" Johnny Rotten sciolse i Sex Pistols.
Giulia _ luglio 2008 |